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il canto del muezzino

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SINTESI dai Quaderni di Terrasanta, SABINO DE SANDOLI, Il canto del muezzino, JERUSALEM 1980. Biblioteca delle Suore Salesiane di Gerusalemme

Impressiona non poco arrivare in Terrasanta da cattolici e, oltre le mille cose che sorprendono e stordiscono, sentire più volte al giorno il canto amplificato del muazzin (o muaddin: annunciatore, proclamatore) che invita i musulmani alla preghiera.
Cinque volte al giorno, la preghiera - recitata da solo o con altri, in moschea o altrove secondo certe regole di validità - è uno dei 5 precetti dei fedeli musulmani. Il venerdì e durante il ramadan la preghiera deve essere fatta in moschea.
Oltre la preghiera sono: la professione di fede shahada(t) "non esiste altro Dio all'infuori di Dio, e Maometto è il suo inviato" Corano VII 157, l'elemosina legale o decima zaka(t), il digiuno nel nono mese di ramadan, il pellegrinaggio alla Mecca hajj da fare se possibile almeno una volta in vita.
Il minareto ha verso la sommità una balconata dalla quale un tempo il muezzin cantava ai quattro punti cardinali il suo invito alla preghiera ed ora vi sono quattro aloparlanti.
Gli ebrei hanno il corno, i cristiani le campane, Maometto preferì la voce umana.
Il primo muezzin fu Bilal, schiavo africano, al quale Maometto affidò questo incarico tra il 622 e il 624, come semplice avviso da fare in strada o dalla balconata di una casa. Col tempo prese la forma di una cantilena e poi di un canto a ritmo libero.
Una tradizione attribuisce al fascino dei canti liturgici copti l'ispirazione del canto islamico, che infatti fissa in una moschea del Cairo nel 1300 (678 dell'Egira) la prima volta dell'invito alla preghiera cantato, eseguito per attirare i fedeli.
I Sufi, allora i più autorevoli nell'Islam, approvarono questa forma che si diffuse e divenne consuetudine, benché non sempre e da tutti accettata.
Il muezzin viene scelto dall'iman, (da vb amma presiedere) responsabile della moschea e della preghiera ufficiale, e deve avere una buona voce, un lavoro dignitoso, una vita esemplare e una fede sincera; è retribuito se fa altri lavori in moschea.
Dalle amplificazioni attuali, prima dell'invito alla preghiera, viene trasmesso un brano del Corano, declamato o canterellato, come un recitativo sillabico ornato di melismi. Dopo qualche minuto il muezzin fa l'invito alla preghiera, in 7 versetti:

Dio è grande, Dio è il più grande  (Allahu akbar! Allahu akbar!)
io attesto che non vi è altro dio all'infuori di Dio
io attesto che Maometto è l'inviato di Dio
orsù venite alla preghiera
orsù venite alla salvezza
(all'alba) la preghiera è migliore del sonno
Dio è grande! Dio è grande!
non vi è altro dio all'infuori di Dio.

La trascrizione e pubblicazione della musica di questo canto è sempre stata osteggiata, e così - come per i preti copti - i muezzin hanno dovuto imparare a memoria questo canto, che ovviamente può mutare da regione a regione e di volta in volta nella sua esecuzione. Così si può dire con approssimazione che c'è un modo musicale fisso sul quale ciascun muezzin forma la propria melodia, purché le parole siano chiare (dal do al sol una scala minore di sei note accomodata secondo il timbro della propria voce ma anche arricchita da note di abbellimento). Questo permette ad alcuni muezzin di esprimere nell'esecuzione una propria tecnica e l'intensità del proprio sentimento religioso.
A differenza della musica occidentale che procede per intervalli di toni e semitoni, la musica oientale si muove anche con intervalli di quarti di tono che possono sfuggire alla sensibilità uditiva occidentale. E pur essendo state eseguite con fine esattezza, non siamo in grado di trascriverli così come furono cantati...  


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