meditazioni di illustri pellegrini - pellegrini per caso in Terrasanta

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meditazioni di illustri pellegrini

pellegrinaggi
Qui ci sarà qualche meditatio sul pellegrinaggio in Terrasanta, che è sempre una sintesi da altri. D'altra parte, ci si accorge subito di quanti siano passati prima di noi in questa terra, per cercare e seguire Lui: desideriamo confrontarci con loro. Di ognuno, volta per volta, raccoglieremo qualcosa; ciascuno si consideri ringraziato con la magnanimità che merita.
Il mistero pasquale di Cristo è il suo passaggio che coinvolge noi, i redenti, a cominciare da Maria, Assunta al termine della sua vita terrena. E' l'approdo che offre senso a tutta la nostra vita.
In questo senso fondamentale, l'esistenza umana è "pellegrinaggio". E la Sua Risurrezione ne è la méta.
Quando i "luoghi santi" non furono più accessibili, si fecero i sacri monti per rappresentarli e per rendere accessibile a tutti quel percorso di vita che è la vita di Gesù.
Questo itinerario storico, religioso, artistico, culturale, deve diventare un cammino spirituale.

Le vicende umane sono tutte già ispirate e condivise da Gesù nato, diventato adulto nella vita nascosta, sofferente dell'incomprensione dei suoi e del suo popolo, morto, risorto. L'ispirazione che ci viene dal guardare a Lui ci farà crescere nella libertà. Lasciamoci guardare, lasciamoci interpellare da Cristo. Ognuno entrerà da una sua porta, magari vista aperta grazie all'accoglienza di qualcun altro; ognuno dovrà compiere un suo percorso interiore per essere attratto ad una nuova esperienza di pellegrinaggio. Quella che gli manca, di cui ha più bisogno.

Dall'inizio del cristianesimo fino al '500 qualsiasi pellegrinaggio era un cammino e un tempo importante nella vita di una persona, spesso intrapreso con motivazione penitenziale. In Terra Santa, anche in periodo crociato, ci si andava anzitutto per vedere e stare nei luoghi santi della vita di Gesù e riceve qualche reliquia. Ed era sempre inteso come un itinerario dell'anima verso Dio, che si voleva cambiasse profondamente la vita. E coi rischi che si correvano, andando via da casa e attraversando mari e regioni ignote, di mutamenti il pellegrino ne viveva comunque tanti! E, tornati, un cambiamento di nome se lo portavano appresso. Chi andava a Gerusalemme, tornato si chiamava "palmiere". Chi era andato a Roma, "romeo". Chi a Santiago "peregrino" perché era andato a "finis terrae" nel posto più lontano allora conosciuto.

Dal Seicento all'Ottocento, nella cultura occidentale, perde interesse la méta religiosa perchè predomina l'interesse dell'esploratore, che scopre il mondo e ne intuisce l'evoluzione (va a vedere le tribù antiche, le specie rare, le farfalle..). L'uomo abbassa lo sguardo ai microcosmi: vuole cogliere le leggi della realtà e i meccanismi della vita ma disimpara il "saper vivere". Comincia ad aprirsi l'orizzonte di una conoscenza del mondo per manipolarlo (che ci sia anche l'uomo tra gli esseri viventi), negando o perdendo il bisogno di qualcosaltro di più alto.

Finita la Grande Guerra, i benestanti non vogliono fare gli esploratori (dove c'è rischio e conoscenza)  e diventano i turisti (e villeggianti), gente preoccupata di andare dove i più non possono andare e vivere come i più non possono fare. Alla fine del Millennio diventeranno quasi tutti turisti last minute. Non importa più la méta, interessa partire, importano le avventure e tutto quello che possa suscitare emozioni forti, e di nuovo in cerca di altre emozioni, di solito al minor prezzo.

Noi possiamo ridiventare gli antichi pellegrini che, mentre cercano la stella dietro la quale camminare, ritrovano l'itinerario interiore, che consente di ritrovare non solo se stessi, ma anche il volto dell'altro, il calore della famiglia, il significato del proprio lavoro, i gesti della quotidianità?
Ci è rimasta la domenica, nella Tradizione cristiana, come momento di coinvolgimento della vita. E' rimasta solo la domenica a esprimere la capacità della fede cristiana di incarnarsi nella vita! Ma vi si sovrappone per tanti l'idea geniale di andare a pranzo alle città mercato.
Guardiamo agli antichi pellegrini, a chi rischiava la vita, per rinnovare la vita!
Il pellegrinaggio interiore, come l'antico peregrinare, è a rischio della vita, perché porta ad una trasformazione spirituale, ma anche culturale, professionale, esistenziale. Investe di revisioni e cambiamenti o conversioni tutti gli ambiti coi quali arriviamo al traguardo ultimo della vita (la corporeità, i sogni, i sentimenti, le paure, le angosce, le rabbie, le gioie, i progetti). Tutto ciò che ho fatto è destinato a passare nel cuore di Dio, perché Dio - che mai si pente della sua creatura - le ha dato come destino quello di arrivare a Lui e stare con Lui.

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